1. Un regno con la lettera maiuscola

(biografia tratta tratta da San Gabriele dell’Addolorata , Pierino Di Eugenio , ED. San Paolo, 1997)

Il soggiorno di Gabriele a Isola va dal 10 luglio 1859 al 27 febbraio 1862, s’intende da vivo, e coincide con anni cruciali per la storia d’Italia. La lotta per l’unificazione vede i garibaldini risalire la penisola contrastati dei filoborbonici.

L’Abruzzo vive un terrificante assedio. Ma ormai l’unità nazionale è cosa fatta. Naturalmente è fatta l’Italia, ché per fare gli italiani campa cavallo.

Nato nello Stato pontificio ed emigrato nel Regno di Napoli, nel marzo 1861 Gabriele diventa cittadino del Regno d’Italia. A dire la verità, però, a lui non interessa proprio niente. Perché, regno per regno, è ormai librato verso quel Regno che, senza offesa per la grammatica, possiamo tranquillamente scrivere con la lettera maiuscola.

Non lo turbano neanche le artiglierie che dalla fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo abruzzese a capitolare, rimbombano fino a Isola facendo tremare << pure le serpi >>. Qualcuno esclama: aiutati che Dio ti aiuta. Sì, << siamo nelle mani di Dio >> è il suo ritornello.

Prosegue quindi sereno la vita di studente passionista. Monotona, se la gioia di vivere nella casa di Dio non irrompesse continuamente nel suo cuore. Non tralascia occasione per ripetere che la sua contentezza è indescrivibile, che non baratterebbe un quarto d’ora di questa vita con tutti gli spettacoli e i balli dell’universo. Scusate se lo ripeto anch’io.

Studia teologia e bibbia che parlano di Dio e preparano al sacerdozio. Si immerge nei libri come fossero anime desiderose dell’annuncio del vangelo. Non fa più distinzione tra studio e preghiera.

La corsa volge verso la meta. Un giorno s’inginocchia ai piedi del direttore spirituale mimando il gesto di chi voglia scardinare qualcosa dal petto e implora: << Me lo dica, padre, se nel mio cuore c’è qualcosa che non piace a Dio perché la voglio strappare ad ogni costo >>. Non c’è, padre Norberto lo conosce come le sue tasche e assicura che non ha riscontrato in lui neanche una colpa lieve.

 

 

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