6. Una pietra sul passato

(biografia tratta tratta da San Gabriele dell’Addolorata , Pierino Di Eugenio , ED. San Paolo, 1997)

Checchino scatta come un tedoforo con la fiaccola olimpica. Vuole chiudere definitivamente con il passato mettendovi sopra una pietra.

Bacia piangendo di commozione la nuova veste nera e ruvida che non ha proprio niente da spartire con la inamidata moda di Spoleto, ma lui dice che non la baratterebbe con la porpora dei re.

Muta anche il nome. Basta con Francesco, sia pure con rispetto verso il santo di Assisi. Checchino Possenti d’ora in poi sarà Gabriele dell’Addolorata, nome e cognome che denotano chiaramente il contratto stipulato con la Madonna.

Il noviziato serve per provare e per essere provati. Tu sperimenti la nuova vita calandoti nello stile e nella spiritualità dell’istituto, mentre i formatori studiano le tue attitudini e fanno discernimento sulla tua vocazione. Se avviene la simbiosi, bene. Altrimenti una cordiale stretta di mano e ognuno per la sua strada. Arrivederci.

Gabriele sembra un veterano. Si integra nel gruppo di primo acchitto, da far invidia a tanti giovani d’oggi i quali messi insieme formano più spesso una forma di solitari che un gruppo di amici.

La simbiosi è già al sicuro. Gareggia da par suo nel servizio fraterno. Un capo cordata nella scalata alla perfezione. Lo stile di vita con l’orario che scandisce i ritmi della giornata è severo e impegnativo, ma per lui è cammino di gioia.

Avverte subito i familiari: << La contentezza e la gioia che provo dentro questa casa è quasi indicibile a paragone dei divertimenti che prendevo fuori. Non cambierei un quarto d’ora passato qui dentro in preghiera davanti alla Madonna con un anno o quanto tempo volete pieno degli spettacoli e dei passatempi di Spoleto. Davvero, la mia vita è piena di gioia >>.

 

 

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