8. E’ qui la festa

(biografia tratta tratta da San Gabriele dell’Addolorata , Pierino Di Eugenio , ED. San Paolo, 1997)

Nel giugno 1858 con il direttore e il gruppo dei compagni Gabriele si trasferisce a Pievetorina, tra le balze dell’Appennino marchigiano. Vi passa giusto un anno per perfezionare gli studi di filosofia e iniziare quelli di teologia che preludono al sacerdozio.

Qui il tempo scorre veloce. Lo spirito vola librandosi sempre più in alto, il cuore in festa canta all’unisono con le fresche acque del torrente Chienti che sciaborda ai margini del conventino.

Gabriele corre. Devo sbrigarmi anch’io per non perderlo di vista. Come accade sul serio ad alcuni ragazzi che frequentavano la comunità. Vedendolo spesso dileguarsi nel boschetto, lo seguono e si acquattano tra gli arbusti. Lo sorprendono a braccia aperte sul greto del torrente, inginocchiato estatico davanti a una immagine della Madonna.

A Pievetorina riceve la visita dell’adorata colf Pacifica Cucchi che lo copre di raccomandazioni materne. Viene anche il fratello Michele, studente in medicina a Roma. Egli s’accorge per professione che Gabriele è sofferente e indebolito e gli prospetta l’ipotesi di tornare a casa.

E’ un’assurdità, caro Michele. << Io qui sono felice, non mi manca niente. Ho avuto una grazia grande dal Signore che non avrei mai immaginato di ottenere. Il figlio del re mi invidierebbe se conoscesse tutta la bellezza e tutta l’infinita mia felicità >>.

Passeggiano intanto per il giardino ammirando il tripudio dei fiori. D’ istinto Gabriele offre al fratello una margherita colta dall’aiuola preferita. Ma subito dopo corre a umiliarsi ai piedi del direttore perché non ha chiesto il permesso. Quale cambiamento, riflette Michele che non riesce a mascherare lo stupore.

 

 

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