1. La logica di un santo

(biografia tratta tratta da San Gabriele dell’Addolorata , Pierino Di Eugenio , ED. San Paolo, 1997)

San Gabriele non è nato in Abruzzo e al novanta per cento non vi è neanche vissuto. Ma se qualcuno si azzarda ad avanzare certe altre rivendicazioni rischia di essere fatto a pezzettini. Come dire ad un padovano che sant’Antonio è portoghese.

Quando nel 1892 a trent’anni dalla sua morte i padri passionisti provarono a trasferire le sue spoglie nei pressi della natia Assisi videro sbucare da ogni anfratto contadini e montanari che intimarono l’altolà: fermi tutti, Gabriele è nostro e guai a chi lo tocca. Per evidenziare che non si andava troppo per il sottile, fecero roteare in aria zappe, forconi, roncole e altri arnesi atti a sistemare le ossa.

In Abruzzo Gabriele passò solo l’ultimo spicchio della sua breve esistenza, isolato a ridosso della catena del Gran Sasso, versante teramano.

Addirittura non si chiamava neanche Gabriele. Il suo nome di battesimo è Francesco, Francesco Possenti. Gabriele è il nome che scelse quando decise davvero di farsi santo ritirandosi tra i passionisti. Quando si chiuse in convento, diciamo noi. D’accordo, ma si sappia che lui era convinto d’aver piuttosto chiuso gli altri fuori.

Ma conviene andare per ordine.

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